Umidità di risalita: questo temibile nemico della casa…

Se hai notato il sorgere questi brutti segni alla base delle murature allora sappi che l’umidità di risalita si sta “impossessando” anche della tua casa!

Purtroppo l’umidità di risalita è un brutto “demone” da sconfiggere e contrariamente a quanto si possa pensare, non colpisce soltanto le vecchie abitazioni o quelle poste in zone più umide, ma anche le nuove costruzioni laddove non siano stati messi in atto tutti gli accorgimenti utili a scongiurare questo antipatico fenomeno.

Forse avrai già anche tentato di debellarlo con soluzioni “fai da te”, ma sono sicuro che il risultato è stato più che scadente, non è vero?!

Da dove deriva questa mia certezza?!

Semplicemente perchè conosco molto bene il problema e so bene che soluzioni posticce che prevedono di risolvere questa criticità semplicemente eliminando gli effetti che la stessa produce, non possono considerarsi interventi  definitivamente risolutivi, ma solo tentativi maldestri di nascondere un problema più grande e radicato!

In questi casi se si vuole dare concreta riposta non c’è altro da fare che  << eliminare la problematica “alla radice”>>.

Quindi sappi già che continuando a leggere questo articolo, certamente non sentirai parlare di fatidici prodotti decantati come miracolosi: lascio volentieri questa parte al “ciarlatano di turno” che ha come suo unico scopo quello di vendere quanto più possibile il proprio prodotto <<miracoloso>> (dove il miracolo sta nell’unico fatto di riuscire a far “ingrassare” il suo portafogli!).

Detto questo, se è vero che per ogni problema è bene conoscere le soluzioni, è altrettanto vero che prima di farlo è anche giusto conoscere <<bene>> il problema almeno quel tanto che basta per riuscire a capire in termini “spiccioli” di cosa stiamo parlando.

Umidità? Ce ne sono di diversi tipi….

Nel pensiero comune delle persone quando si parla di umidità della casa, quasi sempre non vi è distinzione tra i diversi tipi che possono “catalogarsi” in funzione della natura scatenante il fenomeno.

Spesso infatti i “non addetti ai lavori” non distinguono le diverse possibili cause di umidità all’interno di un ambiente e ciò costituisce il primo e più grande errore di approccio alla problematica.

Infatti, se è vero che gli effetti deleteri che la presenza di umidità sono pressoché i medesimi, saper riconoscere con precisione la tipologia che ci si presenta davanti, risulta basilare per poter “mettere a punto” con efficacia le corrette strategie utili a risolvere la problematica per lo specifico caso.

A tal proposito appare quindi necessario puntualizzare che esistono le seguenti “dinamiche” di umidità a carico di un fabbricato:

  1. umidità da condensazione

  2. umidità da infiltrazione

  3. umidità da falda acquifera

  4. umidità da risalita capillare

La prima fattispecie è stata già affrontata in uno recente articolo L’importanza di un corretto isolamento termico dove ho trattato in particolare il “problema umidità”, dimostrando come questo sia da ascriversi al Cd. “fenomeno di condensazione” (superficiale ed interstiziale), effetto termo-fisico dell’edificio molto poco conosciuto ma che spesso è l’esclusivo responsabile della presenza di muffe all’interno delle nostre case, anche quelle più nuove.

Tale tipologia spesso viene anche facilmente confusa proprio con la seconda elencata, quella “da infiltrazione”, provocata da difetti tecnici di impermeabilità del paramento murario che caratterizza l’involucro edilizio: crepe, fori, intonaci scrostati, commenti tra mattoni facciavista mal stuccati, sono tutti difetti che favoriscono la permeazione del precipitato atmosferico all’interno dell’edificio, il quale, accumulandosi all’interno delle strutture, finisce poi per “sfogare” anche all’interno degli ambienti con vistose macchie di bagnato, il cui decorso certo è la formazione di muffa.

In questo articolo mi concentrerò specificatamente sull’ultima tipologia, quella indotta dall’umidità naturalmente presente nel terreno che caratterizza il “sedime” della costruzione, precisando fin da subito che l’umidità “da falda acquifera” è praticamente “cugina stretta” di quella detta “di risalita” stante la stessa natura tipologica (presenza di acqua nel terreno) con la sola differenza circa la quantità di acqua posta a contatto con l’organismo edilizio.

Che cos’è l’umidità di risalita capillare?

L’umidità di risalita capillare è un particolare fenomeno che interessa le strutture murarie più basse di un edificio.

Le fondamenta, poste a contatto con il terreno, se non efficacemente impermeabilizzate, si imbibiscono progressivamente dell’acqua ( normalmente più o meno presente nel suolo), attraverso i pori ed i capillari del materiale che le compongono.

E’ un po’ come se tali strutture si comportassero come una “spugna”: se posta anche semplicemente a contatto con l’ acqua (e non per forza immersa), questa inizia progressivamente ad assorbirla attraverso i fori superficiali (pori) ed i canali interni (capillari) sino a completa bagnatura (saturazione).

La presenza nelle murature di tante micro cavità nel corpo del materiale favorisce (come nella spugna) la risalita dell’acqua assorbita sino a altezze che sono anche ragguardevoli ( 2 metri ed oltre dal terreno – vedi esempio in foto ), questo in ragione del particolare fenomeno fisico chiamato appunto “capillarità”, per il quale è riconosciuto il nesso secondo cui più piccoli saranno le dimensioni dei “tubi capillari” nel materiale, tanto più alta sarà la capacità di questi di elevare l’acqua rispetto al piano basso dell’edificio.

Ecco perchè l’umidità di risalita è anche chiamata in gergo umidità “ascendente”, proprio a significare questo naturale comportamento ascensionale dell’acqua nelle strutture murarie.

Quali effetti produce?

Le componenti edilizie ( come gli intonaci, i mattoni, i massetti cementizi ed in generale tutti gli altri materiali da costruzione più tradizionali ) sono composti da materiali a base minerale porosa, ovvero hanno una struttura materica caratterizzata da pori superficiali e capillari interni che favoriscono (per quanto già detto) l’imbibizione e l’ascensione di acqua proveniente dal sottosuolo (o da una falda acquifera a contatto con l’edificio) nel corpo del loro spessore, propagandosi poi per capillarità fino ad una certa altezza dal terreno.

Tale migrazione però non è sempre costante nel tempo ma varia soprattutto in ragione del fisiologico ciclo stagionale, tanto che si insatura un “altalenanza ciclica estate-inverno” di bagnatura/asciugatura, che contribuisce a peggiorare gli effetti deleteri dei materiali componenti l’edificio.

Infatti le strutture murarie danno segno manifesto del proprio deterioramento non nell’immediato ma proprio a distanza di un certo lasso di tempo, allorché l’acqua infiltratasi nel materiale evaporando instaura un processo di migrazione e cristallizzazione dei sali ( nitrati, solfati e  cloruri, provenienti dal terreno in composto idrosolubile), dall’interno verso l’esterno, effetto che produce un lento ma spesso inesorabile deterioramento chimico e quindi fisico del materiale.

I sali igroscopici accumulandosi per evaporazione e cristallizzandosi si “gonfiano” ( fino a 3 volte in volume ) creando tensioni meccaniche che conducono all’indebolimento dei legami coesivi dei materiali con cui vengono a contatto, sino a comprometterne inesorabilmente le caratteristiche meccaniche.

La formazione di una lanugine biancastra sulla parte esterna della muratura è proprio l’evidenza della migrazione dei sali: questa formazione è chiamata in gergo “salnitro” ed è composto da sali di nitrato di potassio che cristallizzandosi in superficie formano un efflorescenza attaccata alla superficie muraria.

L’evoluzione temporale dell’umidità è riassunta nelle seguenti fasi :

  1. formazione delle prime alveolature nella pittura murale che si distacca (sbollature)
  2. il ciclo bagnatura/asciugatura favorisce la migrazione dei sali verso l’esterno (salnitro), di conseguenza il deterioramento superficiale che prima riguardava solo la tinteggiatura inizia ad interessare anche il corpo dell’intonaco con formazione di “sbollature” superficiali
  3. il fenomeno se non contrastato progredisce ed intensifica i suoi effetti con danni sempre più evidenti: l’intonaco inizia a sfarinarsi e a distaccarsi dal sottofondo (scrostamento)
  4. esternamente la muratura rimane quindi esposta anche all’azione deleteria della pioggia che contribuisce a mantenere alta la percentuale di umidità; inoltre d’inverno quando la temperatura scende al di sotto dello zero il formarsi del ghiaccio (che si espande all’interno del materiale) accelera il deterioramento delle strutture murarie che perdono progressivamente nel tempo le capacità meccaniche di portanza.

Un piccolo trucco per evitare di scambiare le tipologie di umidità…

Per chi non è del mestiere scambiare l’umidità di risalita con quella per infiltrazione o condensazione è piuttosto facile: come riconoscerle?

E’ una questione di chimica!!!

Per distinguere la prima dalla altre due basta semplicemente un analisi visiva delle superfici murarie: l’eventuale presenza di muffa è indice di umidità da infiltrazione e/o di condensazione, in quanto tale formazione biologica si sviluppa propriamente in presenza di acqua pura e acida, proprio come quella da infiltrazione (piogge acide) e quella di condensazione (l’acqua di condensa è priva di sali minerali disciolti, quindi più “pura” e leggermente più acida).

Diversamente la presenza di efflorescenze di salnitro è indice di umidità di risalita capillare, infatti la presenza di acqua più ricca di sali (solfati, nitrati e cloruri) risulta meno “pura” e più basica, situazione non compatibile con le formazioni di muffa.

Inoltre, se si riflette attentamente, i nitrati vengono comunemente  impiegati nella conservazione di generi alimentari (salumi e affettati) in quanto antibatterici naturali, pertanto è da scartare l’ipotesi di concomitanza di muffa in questo caso, proprio per l’incompatibilità chimica tra i due elementi.

Come è possibile stabilire la gravità del fenomeno?

La prima cosa da fare in questi casi è capire con metododicità quanto è serio il problema: un analisi visiva della situazione non basta a comprendere l’entità del fenomeno, ma si dovrà procedere con un analisi analitica dello stesso, andando cioè a verificare l’effettivo tasso di umidità all’interno delle murature.

La misurazione viene eseguita con appositi strumenti detti igrometri a contatto (o a ultrasuoni)  che forniscono il valore % dell’umidità (umidità relativa) contenuta nel materiale: quelli adatti allo scopo sono specifici strumenti professionali da non confondersi con quelli più comunemente utilizzati in campo meteorologico ( anche casalingo ) attraverso cui si misura l’umidità dell’aria.

Con tale strumento verrà eseguita una campagna di misurazioni ( lungo tutto il perimetro dell’edificio ed a diverse altezze dal piano pavimentato ) al fine di eseguire una “mappatura completa”, andando cioè a rilevare esattamente l’altezza fino alla quale l’umidità è riuscita a spingersi per capillarità.

Solamente in questo modo sarà possibile stabilire la sussistenza, la gravità e l’estensione del problema: da tenere presente che sono da ritenersi già valori significativi quelli superiori al 20%  e critici quelli oltre il 40%.

Un altro strumento professionale molto utile per rilevare visivamente ed in modo speditivo l’umidità di risalita è la termocamera ad infrarossi, quella che viene più comunemente utilizzata per verificare i difetti  dell’isolamento termico di un edificio.

Tale indagine, per quanto non consente di ottenere letture dirette di umidità relativa, risulta molto comoda per poter apprezzare in modo visivo la presenza e l’estensione di umidità di risalita su una facciata.

Il meccanismo di analisi si basa sul nesso per cui strutture murarie umide vedono “decadere” la loro capacità termoisolante in ragione dell’acqua in esse contenuta che favorisce il flusso termico dispersivo dall’interno all’esterno dell’edificio.

Quali sono le tecniche per risolvere l’umidità di risalita?

Oggi giorno esistono molte tecniche d’intervento utili a risolvere (o quantomeno a ridurre fortemente) l’ umidità di risalita.

Prima di entrare nel vivo della descrizione di ciascuna di queste però, voglio sottolineare che per dare efficacie risposta al problema, generalmente non basta eseguire una singola tipologia tecnica di intervento, ma piuttosto risulta necessario attuare un sistema combinato di più interventi mirati, eseguiti in connubio tra di loro, in modo da garantire l’efficacia dell’intervento di risanamento.

#1 TAGLIO CHIMICO DELLA MURATURA

E’ una procedura attraverso cui viene impedito “chimicamente” il fisiologico processo di risalita di umidità all’interno della muratura e pertanto è catalogato come sistema di tipo attivo.

Tale soluzione prevede la formazione di una barriera impermeabile al piede della muratura (poco sopra rispetto al piano di campagna esterno) mediante la trasfusione (a gravità) o l’iniezione (a pressione) di speciali resine idrofobe, che penetrando nel corpo della muratura vanno a riempire cavità, interstizi, fessure e si cristallizzano sino a formare uno strato impermeabile che impedisce l’ascensione dell’umidità attraverso i tubi capillari presenti nel materiale di cui è costituita la muratura.

Nella pratica tale soluzione viene attuata praticando dei fori (in genere a distanza di 15/20 cm l’uno dall’altro e sfalsati in altezza della stessa misura, a coprire l’intero sviluppo perimetrale dell’edificio ) predisposti al piede della muratura con leggera inclinazione verso il basso e che vadano a coprire 2/3 circa dello spessore murario, in modo da poter diffondere in modo quanto più omogeneo la resina nello spessore murario.

Pregi:

  • costituisce un sistema poco invasivo

  • la resina migliora le proprietà meccaniche della muratura andando a riconsolidare (parzialmente) il materiale che la costituisce

Limiti di applicazione:

  • in presenza di murature molto umide o in caso di acque di falda, il sistema risulta poco efficace a causa della  forte diluizione naturale della resina trasfusa nella muratura

  • nelle murature con alta concentrazione di sali la fase di polimerizzazione della resina risulta negativamente influenzata

  • il sistema non offre certezza dell’omogenea distribuzione del formulato entro la muratura

  • il sistema non è idoneo per certe tipologie di muratura caratterizzate da materiali disomogenei e con alta percentuale di vuoti (murature con mattoni forati)

  • la durata del sistema è influenzata dalla stabilità dei componenti chimici del formulato

#2 TAGLIO FISICO DELLA MURATURA

E’ una procedura attraverso cui viene impedito “fisicamente” il fisiologico processo di risalita di umidità all’interno della muratura e pertanto è catalogato come sistema di tipo attivo.

Tale soluzione prevede appunto il taglio meccanico della muratura, eseguito “al piede” delle stessa, effettuato con appositi macchinari (sega a filo diamantato, disco diamantato) al fine di introdurvi uno strato di materiale impermeabile ( in genere una lamina metallica ) che interrompe la migrazione ascensionale dell’umidità proveniente dal terreno.

Questa soluzione, ha il forte limite di poter essere attuata senza problemi solo ed esclusivamente su murature NON PORTANTI in quanto se effettuata su murature portanti il punto di taglio potrebbe costituire, in caso di sisma, “piano di scorrimento” della parte in elevato dell’edificio con grave pregiudizio della stabilità del medesimo.

Questa tecnica è quindi impiegata senza effetti strutturali solo per i fabbricati aventi organismo portante Cd. “a telaio”, come quelle in cemento armato, ove la muratura da tagliare costituisce un mero elemento di “tamponamento” senza capacità portante e resistente, ma avente la sola funzione di “involucro edilizio”.

Pregi:

  • elimina in modo certo il fenomeno di risalita capillare interrompendo fisicamente il flusso ascensionale dell’umidità

Limiti di applicazione:

  • eseguibile solo su “murature di tamponamento”

  • sistema altamente costoso ed invasivo

  • in casi di forte umidità di risalita l’intervento può aggravare la situazione in quanto si riduce la superficie muraria attraverso cui l’umidità può evaporare, situazione che concentra “lo sfogo” dell’umidità in una fascia molto concentrata al piede della muratura con possibili danni per deterioramento meccanico nel tempo.

#3 ESECUZIONE DI INTONACI MACROPOROSI

E’ una procedura di tipo passivo attraverso cui non si risolve il problema “alla radice” ma semplicemente viene favorita l’espulsione dell’umidità attraverso l’applicazione di uno strato di intonaco ad alta traspirabilità che quindi favorisce l’evaporazione della stessa.

Per quanto appena detto, tale soluzione costituisce più un “complemento” accessorio di un intervento di tipo “attivo”, in quanto ha il solo pregio di favorire l’asciugatura delle porzioni murarie, non impedendo che l’umidità risalga nella muratura.

L’intonaco macroporoso è costituito da una miscela di aggregati ed additivi pirogeni (pietre porose naturali, come la pomice, che vengono frantumate fino a essere ridotte in polvere, o prodotti trattati industrialmente come i silicati di alluminio idrati ed espansi mediante shock termico).

La malta da intonaco così formulata risulta estremamente porosa ( la percentuali di pori rispetto al volume risulta essere maggiore del 30% circa rispetto a quella di un normale intonaco), con una struttura fisica in opera caratterizzata da macropori messi in comunicazione tra loro da una rete di capillari ( di dimensioni non troppo piccole onde evitare paradossalmente l’instaurarsi del fenomeno di risalita ), a formare una struttura alveolare porosa, cioè composta da tante cavità e canali che aumentano la capacità traspirante della muratura, situazione che appunto favorisce l’evaporazione dell’umidità verso l’esterno.

Questa soluzione prevede la stonacatura fino ad una certa altezza delle murature ( un po’ oltre la quota ove è stata rilevata l’umidità ascendente ), il lavaggio del paramento murario con prodotti desalinizzanti sino a neutralizzare i sali presenti (almeno quelli in superficie) ed il successivo rifacimento dell’intonaco con prodotto “macroporoso”.

Naturalmente sarà d’obbligo proteggere il rivestimento siffatto con una buona pittura avente elevate capacità traspiranti ( es. pittura ai silicati di potassio, tonachini colorati a base calce naturale, pitture  ), che non vadano cioè  a contrastare o addirittura ad annullare il transito evaporativo dall’interno della muratura verso l’esterno, come previsto dal sistema.

Pregi:

  • favorisce l’evaporazione dell’umidità interna alla muratura

Limiti di applicazione:

  • l’intervento non risolve da solo il problema dell’umidità ascendente che, se non debellato con altro sistema, continua a manifestarsi

  • i tempi di asciugatura dei muri sono molto lunghi e spesso questo non avviene mai almeno completamente

  • in caso di murature fortemente saline c’è il rischio che l’effetto “benefico” sia solo temporaneo in quanto la continua migrazione ascensionale dei sali, dal terreno all’interno della muratura, con il tempo può occludere i macropori e quindi inibire il comportamento traspirante

  • per il motivo appena enunciato tale sistema è sconsigliato in presenza di acque di falda, stante la forte azione di trasporto dei sali che l’acqua riesce a veicolare all’interno della muratura

#3 ELETTROSMOSI

E’ una procedura di tipo passivo attraverso cui si tenta ( talvolta senza riuscirci almeno in modo soddisfacente ) di invertire il processo migratorio ascensionale dell’umidità dal terreno verso la muratura.

Tralasciando la lunga e complessa (per quanto interessante) spiegazione scientifica del fenomeno di polarizzazione elettrica della muratura, è sufficiente dire che l’umidità di risalita induce la formazione di un campo elettrico (dell’ordine di qualche centinaia di millivolt) che favorisce ulteriormente (oltre al fenomeno di capillarità), la migrazione ascensionale di acqua dal terreno (polo positivo) alla muratura (polo negativo).

Il sistema di “elettrosmosi” intende agire proprio su questo flusso elettrico che induce l’aggravarsi del flusso di umidità, andando ad annullare il campo elettrico (osmosi passiva) sino addirittura ad invertirlo (osmosi attiva) condizione che comporta come conseguenza anche l’inversione del flusso di umidità dalla muratura verso il terreno.

L’elettrosmosi prevede in pratica l’installazione entro perfori praticati all’interno della muratura di elettrodi entro il quale viene fatta passare una corrente elettrica in bassa tensione che induce l’inversione della polarizzazione.

Il processo è meglio esemplificato nella figura affianco sopra riportata.

Pregi:

  • annulla o inverte il processo migratorio ascensionale dell’umidità di risalita capillare

  • l’intervento risulta poco invasivo 

Limiti di applicazione:

  • la soluzione è piuttosto complessa e articolata da realizzarsi in quanto necessita di un minuzioso studio preventivo del campo elettrico esistente, la valutazione della presenza ed eventuale annullamento dei sali presenti nella muratura (che influiscono negativamente sull’efficacia dell’inversione del flusso elettrico)

  • occorre monitorare e ricalibrare nel tempo il sistema, oltre ad eseguire periodici interventi di desalinizzazione “profonda” che comportano l’esigenza di riforare la muratura per introdurvi apposite soluzioni antisale

  • non funziona in presenza di particolari circostanze ambientali ove nel terreno siano rilevate le cosiddette “correnti vaganti” indotte da fattori antropici (linee ferroviarie, tramviarie, etc.)

L’unione di più tecniche fa la forza del sistema…

Come già accennato in precedenza pur nella particolarità di ciascun caso, un concreto ed effettivo piano risanante dell’umidità non dovrebbe mai prevedere una singola tipologia di intervento, ma piuttosto l’attuazione di un complesso di soluzioni tecniche mirate e coordinate che vadano a  costituire “il sistema di risanamento” specifico per il caso onde avere l’effettiva e concreta garanzia di efficacia.

Ne è un esempio il taglio chimico della muratura che da solo produce l’interruzione dell’umidità ascendente, ma che spesso per i propri limiti esecutivi già descritti, non garantisce al 100% l’interruzione del flusso ascensionale di umidità.

Questa tecnica diviene però pienamente efficace se corroborata con un altra soluzione, quella della creazione di un vespaio areato: attraverso la posa di casseri modulari in plastica, oppure più tradizionalmente creando dei muretti a nido d’ape ( cioè a giunti sfalsati tra loro distanti per consentire il passaggio d’aria) si innalza il pavimento nei locali interni (i quali spesso, soprattutto nelle costruzioni più datate sono posti pressoché a pari quota del terreno esterno o quasi ), andando in questo modo a creare un intercapedine d’aria che isola l’ambiente interno dal terreno.

Attraverso fori di areazione praticati ad intervalli lungo la parte perimetrale esterna della muratura, tale intercapedine viene areata e le correnti d’aria che si instaurano favoriscono la migrazione dell’umidità dall’interno verso l’esterno.

In questo modo sia l’umidità che risale direttamente dal terreno sottostante l’edificio, sia di quella di risalita dalle murature perimetrali al fabbricato ( nonostante la barriera chimica infatti vi sarà sempre un rischio di afflusso residuo di umidità dalle murature che la stessa non riesce a trattenere magari anche a causa di una non efficacie ed omogenea distribuzione della resina nella sezione muraria), verrà efficacemente evacuata dalle correnti d’aria attraverso i condotti di areazione predisposti.

Un altra tecnica di buona pratica “attiva” che è sempre consigliato accompagni i sistemi di risanamento anzidescritti, è quella che prevede la regimazione delle acque sia superficiali che di falda nell’intorno del fabbricato.

E’ chiaro infatti che più le acqua verranno “tenute lontane” dal fabbricato, più  il rischio di aggravamento dell’umidità al piede della muratura e del fenomeno di risalita capillare risulterà ridotto.

Ecco quindi che corroborare interventi mirati a risolvere il problema di risalita, insieme a interventi che favoriscano il drenaggio delle acque, risulta l’optimum, soprattutto nei casi in cui la problematica è da imputarsi alla concomitante assodata presenza di acque di falda superficiali che veicolano l’umidità in modo importante e continuo verso le fondamenta del fabbricato.

Conclusioni…

La tematica che ho trattato è veramente estesa e complessa tanto che ho già in programma di approfondire (entro breve) con ulteriori articoli ancora più mirati, in cui saranno illustrati casi pratici di interventi di risanamento di umidità.

Per questo consiglio… Stay tuned!

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