Come realizzare un soggiorno pranzo “open space”

Nel corso degli ultimi anni le tendenze dell’abitare si sono orientate sempre più verso spazi aperti e versatili ove le funzionalità sono suddivise in senso simbolico più che fisico.

Ciò in perfetta antitesi con quanto accadeva in passato, quando il concept progettuale prevedeva che ad ogni uso dovesse essere univocamente dedicato un preciso ambiente, fisicamente ben delimitato e adatto allo scopo.

Con questo criterio cucina e soggiorno erano quindi concepiti spesso adiacenti e correlati ma sempre ben separati tra di loro da murature divisorie, senza alcuna possibilità di compenetrazione funzionale, in modo rigido ed imprescindibile.

” La rivoluzione della concezione di spazio abitativo avvenuta nel corso di questi ultimi anni è anche espressione architettonica dell’evoluzione moderna dei rapporti sociali e culturali

Il concetto di “stanza” si è quindi evoluto di pari passo con quello delle società contemporanea sempre più libera, dinamica, aperta a nuove relazioni con il mondo, senza pregiudizi ed elementi di confine.

Niente più limiti preimpostati: la nuova abitazione moderna si compone di “zone dedicate” anziché di “stanze”, la cui connotazione funzionale è solo brevemente accennata, ma mai sovraimposta in modo rigido e prestabilito.

Con questo spirito la zona giorno di nuova concezione, diviene estremamente versatile, vocata a sviluppare le proprie propensioni ed i propri bisogni ma senza rendere confinate le persone in un ambiente ristretto, piuttosto favorendo la socializzazione: si può cucinare, rilassarsi davanti alla TV, leggere un libro, ma anche studiare o lavorare all’occorrenza, volendo tutti insieme in un unico ambiente senza interferenze, condividendo i momenti domestici.

Questa rivoluzione è stata certamente aiutata anche dall’evoluzione tecnologica: gli elettrodomestici non sono più solo utili alle funzioni dedicate, ma anche esteticamente curati ed accattivanti, più silenziosi ed “intelligenti”, cosicché preparare e cuocere i cibi non rappresenta più un tabù macchinoso e rumoroso da dover confinare in un’apposita stanza.

Detto questo vediamo come è possibile realizzare al meglio un soggiorno-pranzo open space…

Come già detto, generalmente cucina e soggiorno sono tradizionalmente “vicini” ( se non addirittura adiacenti ) tra di loro, cosicché andare a creare una relazione diretta e non solo logica diviene, nella stragrande maggioranza dei casi, un operazione abbastanza immediata e non costosissima, fatta di modeste opere edili attuate senza dover rivoluzionare in modo “pesante” l’assetto distributivo della casa.

Per far comprendere meglio questo concetto, mi avvarrò di un esempio pratico di cui mi sono recentemente occupato:

👉 la trasformazione della zona giorno di un classico appartamento anni ’70 contraddistinto dalla tipica distribuzione per mezzo di un ingresso centrale

L’obbiettivo dell’intervento nel rispetto delle esigenze dei Clienti, era quello di rendere la zona giorno dell’appartamento più ampia e moderna, senza compartimentazioni fisiche, più concretamente e direttamente funzionale, una zona in cui trascorrere i momenti a casa in piena convivialità tra i membri della famiglia.

La soluzione progettuale ha previsto sostanzialmente opere di tipo puntuale, consistenti nell’abbattimento dei divisori non portanti posti a delimitazione dei locali giorno attuali, ottenendo un unico più ampio soggiorno-pranzo con angolo cottura.

L’operazione è stata possibile in questo caso senza alcuna problematica di ordine strutturale

Questo perchè il fabbricato in questione è contraddistinto da una struttura a telai in cemento armato, configurazione che ben si presta alla rimozione di pareti interne senza necessità di valutazioni ingegneristiche.

Tra i maggiori benefici ottenuti a seguito del riassetto degli spazi, c’è sicuramente il pieno recupero funzionale della metratura dell’ingresso il quale è stato inglobato e pienamente integrato funzionalmente alla nuova zona giorno.

Tale spazio, prima decisamente poco valorizzato e con il grande difetto della limitatissima illuminazione naturale ( quel poco che traspariva dalle porte di cucina e soggiorno ), ha assunto tutt’altro aspetto: adesso l’entrata si presenta ancora più spaziosa e piacevole in quanto, oltre all’abbattimento dei tramezzi, risulta impreziosita dalla nuova luce naturale che raggiunge direttamente anche questo andito centrale.

Ingresso 👇👇👇 

L’angolo cottura è stato ricavato in corrispondenza della medesima parete attrezzata della ex cucina, in modo da rispettare i vincoli di ordine costruttivo con particolare riferimento alla presenza di scarichi idraulici.

Il piccolo ripostiglio, già presente nell’impianto originario, è stato mantenuto inalterato, salvo il suo accesso spostato verso il nuovo angolo cottura in modo da renderlo funzionale e correlato a quest’ultimo come piccolo locale “dispensa”.

Angolo cottura 👇👇👇 

Il risultato finale, ottenuto con il semplice abbattimento di due pareti in mattoni forati e la posa di nuova pavimentazione in parquet con tonalità chiara, ha consentito di ottenere una zona giorno decisamente più spaziosa e luminosa, che ben si sposa con lo stile contemporaneo del nuovo arredamento, la cui soluzione è stata anch’essa “messa a punto” attraverso l’utilizzo di rendering fotorealistici nel rispetto delle esigenze e dei gusti dei Clienti.

Soggiorno 👇👇👇 

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Ma vediamo quali sono i criteri da rispettare per poter realizzare un soggiorno-pranzo open space…

Prima di poter “mettere mano” a qualsiasi opera edile ed impiantistica è bene anzitutto predisporre un progetto ben definito di ciò che si intende realizzare.

Per fare ciò è sempre consigliabile farsi aiutare da un progettista esperto che possa contemplare le esigenze ricercate con quello che sono i vincoli tecnici ( esecutivi e normativi ) con i quali occorre confrontarsi.

Vediamone alcuni…

#1 Possibilità di procedere con l’abbattimento di murature divisorie senza pregiudizio della struttura dell’edificio

Le conseguenze dell’abbattimento scriteriato di alcune mura interne per realizzare un openspace

La prima verifica da effettuare, la più importante, è capire se strutturalmente la parete ( o le pareti ) che si intende demolire sia un elemento strutturale di tipo “portante”, “semiportante”  o semplice tramezzatura divisoria non avente funzione strutturale.

Come già accennato in precedenza, ove l’edificio in cui si trova l’abitazione sia contraddistinta da organismo strutturale “a telai” in cemento armato o acciaio ( per i non addetti ai lavori lo si intuisce verificando la presenza negli ambienti di “pilastri” ), la possibilità di eliminare le murature tra i diversi locali è generalmente concreta.

Diversamente, in presenza di pareti “portanti” o “semiportanti”, occorre sempre avvalersi della competenza di un valido ingegnere strutturista, il quale sulla base di specifiche indagini conoscitive in loco e a seguito dello sviluppo di precisi calcoli strutturali, verifichi la possibilità o meno di procedere e, ove possibile, come farlo al meglio.

Mai avventurarsi nell’impresa senza aver preventivamente valutato questo aspetto fondamentale: si rischiano danni pesanti ed irreversibili che possono compromettere l’incolumità di un intero palazzina ( come accaduto nella circostanza riportata nell’immagine sopra evidenziata ).

Il consiglio quindi è quello di evitare sempre il “fai da te” oppure affidarsi a soggetti “improvvisati”, ma richiedere in ogni caso il prezioso consulto di un tecnico esperto in materia onde evitare problemi molto molto seri.

#2 Possibilità eventuale di spostare la zona cottura in altra collocazione 

Uno degli altri aspetti di cui dover tener di conto già nelle prime fasi di individuazione delle ipotesi progettuali sono senz’altro le dotazioni impiantistiche.

Se è vero che intervenire sull’impianto elettrico, spostando e/o integrando prese di servizio e punti di accensione, non comporta di per se alcuna problematica particolare, ciò non può dirsi per l’impianto di scarico dei reflui della cucina, ma anche per i condotti di evacuazione dei fumi/vapori di cottura raccolti dalla cappa di aspirazione.

E’ facile comprendere che la criticità maggiore è proprio quella dei reflui, in quanto lo spostamento da una parete all’altra, magari anche a distanza di diversi metri dall’attuale posizione, necessita di verificare se vi sia il sufficiente spessore nel solaio utile a ospitare le nuove tubazioni di scarico delle acque “grigie” con le necessarie pendenze.

Meno vincolante invece lo scarico dei fumi/vapori di cottura i cui condotti potranno essere collocati all’interno di una controsoffittatura ( o una “veletta” in cartongesso ), ovvero essere installata, in alternativa alla tradizionale evacuazione, una cappa Cd. “chimica” la cui funzione è quella di neutralizzare fumi e odori attraverso un processo di filtraggio a mezzo di carboni attivi.

Ove possibile è comunque consigliabile, sia per ragioni pratiche, sia economiche, sfruttare già la parete attrezzata esistente dell’ ex cucina, oppure collocare il nuovo angolo cottura magari nelle vicinanze di un bagno, in modo da poter sfruttare allacci e scarichi di quest’ultimo.

#3 Rispetto di prescrizioni funzionali

Valutata preliminarmente la possibilità “pratica” di attuare le opere necessarie a trasformare i locali giorno dell’abitazione in “open space”, occorre andare a definire in modo specifico e puntuale i nuovi spazi in progetto, valutando le diverse possibilità di disposizione degli arredi. Nel far ciò occorrerà rispettare prioritariamente le esigenze richieste dall’utente, ma tenendo di conto anche delle regole e delle nozioni base che riguardano l’arredamento d’interni.

Spazi minimi di passaggio, dimensioni dei moduli, configurazioni ergonomiche, standard impiantistici, etc. sono tutti elementi in gioco che concorrono alla definizione ultima della suddivisione architettonica degli spazi.

Tale “passaggio progettuale” riveste fondamentale importanza al fine di ottenere le giuste collocazioni e proporzioni delle funzioni abitative che assumeranno i nuovi spazi.

Meglio valutare minuziosamente prima che rischiare poi, che il blocco cucina già configurato o il mobile soggiorno tanto desiderato non c’entri per pochi “centimetri”! 😉

#4 Rispetto di prescrizioni normative di ordine progettuale

Lo sviluppo di qualsiasi progetto è senz’altro strettamente legato anche ad aspetti di ordine normativo, che insieme alle questioni “tecnico-pratiche” concorrono alla soluzione progettuale finale, quella che poi sarà effettivamente realizzata.

Valutate le esigenze di ordine funzionale, occorre ponderare le scelte progettuali inizialmente ipotizzate con quelle che sono le vigenti prescrizioni di Leggi e Regolamenti in materia edilizia ed impiantistica.

Tra le numerose peculiarità di cui dover tenere di conto sotto tale aspetto, ci sono ad esempio i dettami imposti dal D.M. 15/07/1975, il quale prescrive alcuni standard “minimi” da rispettare in ordine alle dimensioni minime dei locali e delle superfici di areoilluminazione a questi attinenti ( ogni nuovo locale in progetto deve rispettare un certo rapporto proporzionale tra la superficie calpestabile e quella delle aperture verso l’esterno dell’edificio in modo da assicurare un efficiente illuminazione naturale e ricambio d’aria dei locali ).

Senza il rispetto di certi parametri di Legge, l’esecuzione delle opere previste in progetto, ancorché valide e attuabili sotto il profilo funzionale, costituiscono un abuso edilizio che grava negativamente sull’abitazione e che può comportare non pochi problemi di vario ordine.

Se hai curiosità o domande particolari, lascia pure un commento all’articolo qua sotto 👇👇👇 oppure chiedici un preventivo per realizzare il tuo progetto

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